Questa storia ha inizio verso la fine del 1800 quando l’immigrato lucchese Giuseppe Martinelli, dopo essersi stabilito nell’enclave italiana di Fulton, nella Contea di Sonoma (Sonoma County, California), decide di seguire le orme di alcuni compatrioti cominciando a piantare uva lungo il fiume Russian.
Oltre un secolo dopo, adesso che l’azienda, con il fine di sottolineare il legame con la tradizione enologica della zona, non quella parkeriana eh, si chiama Old World Winery e che alcune di quelle piante sopravvivono ancora allo scorrere del tempo, portando in dote diverse antiche varietà come l’Abouriou, un’uva rossa arrivata direttamente dal sud-ovest della Francia con i primi immigrati d’oltralpe, a portare avanti il lavoro dei suoi avi c’è Darek Trowbridge, un pioniere americano del vino naturale con un’esperienza vitivinicola di oltre 30 anni in saccoccia, che si è autodefinito Pastoral Winemaker per rimarcare il fatto che la sua famiglia il vino l’ha sempre fatto così, prima che certe pratiche diventassero moda formando un cospicuo “gregge” di produttori e appasionati.

Rise 2019 di Old World Winery (Fulton - US)

Tralasciando il fatto che tale definizione, ora che ne ho scoperto il significato, non è che mi faccia proprio impazzire, anche perché mi viene da ridere se penso allora a come, per esempio, si dovrebbero “autodefinire” personaggi del calibro di Emidio Pepe, Francesco Brezza o…, non posso negarti che alcuni vini della Old World Winery mi hanno davvero colpito. Per esempio il Rise 2019 (prezzo in enoteca: 26,00 euro), un uvaggio di Sauvignon Blanc (80%) e Colombard (20%, vecchie viti) dalla macerazione assolutamente non tirata che, grazie a una buona acidità e alla piacevole chiusura salina, conservando la profondità espressiva propria della tipologia, mi ha fatto godere pure con questo caldo torrido.

Potrebbe infine interessarti sapere che l’etichetta è stata disegnata dagli intagliatori polinesiani Tonu e Koa secondo i canoni della loro tradizione indigena per rappresentare, attraverso l’abbraccio di una fenice con una balena, la necessità dell’abbattimento delle barriere tra mondi differenti.

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