Nonostante senta spesso definire i vini naturali provenienti da tutti quei territori che non corrispondono alle classiche zone d’elezione europee come niente più che dei piacevoli succhi d’uva, ultimamente, dopo una consistente serie di assaggi, ho iniziato a pensare che tale definizione non sia altro che spazzatura, anche un po’ puzzolente oramai.

Di certo i prezzi di questi vini, provenienti dai più reconditi angoli del mondo, ma anche da regioni più prossime (es: Inghilterra) che magari solo per ragioni climatiche non vi si erano prima cimentate, non sono mai molto popolari. Tra il compenso per il distributore, tasse varie, logistica ed eventualmente anche un mercato di origine dal differente peso/bilanciamento economico troppo spesso faticano ad affermarsi nel vecchio mondo, rimanendo inevitabilmente relegati al ruolo di divertente “giochetto” da provare tra amici e nulla più.

Come ti dicevo prima però, qualche giorno fa, dopo il piccolo focus sul Giappone che ti ho proposto qui e che mi aveva già parzialmente fatto cambiare idea sulla “tipologia”, ho avuto la fortuna di stappare il bianco non macerato White 2020 degli australiani Das Juice, un Sauvignon Blanc, arricchito in quel millesimo da una spruzzata di Chardonnay e Semillon, che mi ha definitivamente convinto. Addirittura fatto sentire stupido. E infatti per continuare a esplorare nuovi territori, se vorrai, questo fine settimana ti porterò a visitare una cantina a Londra, sì a Londra, che con i suoi mi ha rubato il cuore.

Das Juice White 2020

Ma non divaghiamo. Das Juice è un progetto creato nei dintorni di Adelaide Hills da Tom Audas e James Sheer, due sommelier australiani, con alle spalle un’esperienza professionale anche al Noma di Copenaghen, adesso proprietari di Lo-Fi Wine Imports, una distribuzione naturale che opera nella terra dei canguri da quasi un decennio. Ovviamente tutta l’uva utilizzata proviene da vigneti condotti in naturale e in cantina adottano uno stile poco interventista dove niente viene aggiunto e niente viene tolto.

Il loro White nel vecchio mondo costa una ventina abbondante di euro (prezzo enoteca) e mi ha impressionato perché assai vivo, scattante e discretamente prolungato. Nella sua semplicità è un vino gustoso, dotato della giusta “ciccia” e di una piacevole chiusura salina. Molto ma molto profumato senza mai risultare stucchevole. Insomma, è stato proprio un bella bevuta, la classica bottiglia che finisce subito, graffiando piacevolmete sia il palato che la memoria, certificando un mondo del vino artigianale sempre più emozionante e cosmopolita.

E tu che idea ti sei fatto di questa categoria di vini? Hai mai assaggiato un vino di Das Juice? Quali sono le tue esperienze più significative in materia?

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