Il Fumin è certamente la varietà più affascinante nella moltitudine di uve autoctone rosse valdostane. Restituisce nel bicchiere vini profondi, montani e boschivi, ancora più intriganti quando adeguatamente vinificati.
Per i vignerons così fortunati da poterlo curare rappresenta una vera e propria istituzione, se non una sfida. A tal punto che ancora oggi le strade seguite per processarlo sono molteplici, talvolta discordanti. E i risultati non sempre soddisfacenti.

Un interessante contributo alla sua interpretazione ci arriva dalla Val Camonica, nello specifico da Capo di Ponte, in provincia di Brescia.
Dove Fausto Ligabue (scopri di più qui), seguendo le tracce del papà Antonio si cimenta da anni con le uve valdostane: Cornalin, Fumin e pure con la varietà alpina a bacca bianca Petite Arvine.

Il Fumin "i" 2012 di Fausto Ligabue raccontato da un valdostano - Enoplane.com

Nello specifico il suo Fumin “i” 2012 (prezzo enoteca: euro 40,00) segue un protocollo improntato al minimo intervento sia in vigna che in cantina:

  • utilizzo esclusivo e sporadico di rame e zolfo in vigna;
  • resa per ettaro molto bassa;
  • vinificazione e affinamento senza solforosa aggiunta;
  • sosta di quattro anni in botte da 400 litri di terzo passaggio;
  • un’ulteriore attesa in bottiglia prima della commercializzazione.

Ti racconto come è andato l’assaggio…

Trascorsi undici anni dalla vendemmia al momento dell’assaggio, questo “i” 2012 mostra il suo carattere già dall’apertura. 

I profumi di frutta scura sono ampi e magnetici, fusi in un legno presente, funzionale al respiro del vino.

La resa, intorno ai 25 quintali per ettaro gioca sicuramente un ruolo importante: “amaroneggia” in termini di concentrazione (non di appassimento, sia chiaro!) il distendersi del vino, portando l’aromaticità a sfavorire l’impronta territoriale dell’uva.

Atout significativo per la corretta gestione di un frutto così importante è la vinificazione senza solforosa aggiunta che aumenta la sensazione volatile e fresca del vino, abbassandone però l’impatto tannico e salato al momento dell’assaggio. ‎
Ecco, se non hai presente come individuare la componente volatile nei vini, quest’etichetta ti sarà di aiuto!

In termini di abbinamento, le prerogative della creatura di Fausto Ligabue escono energicamente: è un vino che vuole carni stufate, stracotte, accompagnate da polenta, magari “concia”, come quella che mangiamo qui in Valle d’Aosta.

Non è un Fumin facile, il Fumin non lo è mai! A dimostrazione del fatto che la gestione di questa uva valdostana in Val Camonica non è comunque pronosticabile.

Ritengo però che alcune idee utilizzate da Fausto Ligabue per realizzarlo, a partire dall’affinamento, passando per un uso ridotto o azzerato della solforosa, potrebbero giovare ai vignerons valdostani in cerca di una nuova codifica per questa uva. Ed è pure a loro che ne consiglio l’assaggio. Nel bene e nel male.

Insomma, se ami i “vinoni”, approcciati a “i” con mente aperta. Questo è un rosso sfrontato, come un tuo amico casinista e generoso. Se saprai accettarne gli eccessi, sia “naturali” che stilistici, non ne resterai deluso. Garantito… E nel caso lo assaggiassi non ti scordare di farmi sapere cosa ne pensi!

 

About the Author: Edoardo ” Edo” Camaschella

Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!

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