La prima volta che sono stato a Novi Ligure da Cascina degli Ulivi, oramai più di 15 anni fa, non sapevo neanche si trattasse prima di tutto una cantina o chi fosse Stefano Bellotti.
Un lunedì d’inizio marzo, per passare comunque con il mio amico Policy il suo compleanno, l’avevo accompagnato a una visita medica a Tortona e al ritorno, con l’ausilio di una vecchia edizione della guida Osterie d’Italia, avevamo individuato questo ridente (per quanto possa essere ridente un qualcosa nell’Alessandrino in inverno) agriturismo con l’obbiettivo di festeggiare degnamente a pranzo. Inoltre il fatto che producessero vini a me sconosciuti mi intrigava assai, quindi…
Beh, mi ricordo ancora Stefano Bellotti, seduto nel tavolo di fronte alla cucina dell’agriturismo che aspettava la figlia Ilaria, di ritorno da scuola con lo zaino in spalla più grande di lei, per pranzare assieme.
Dietro a quella sua espressione pensierosa pensai ci fosse in realtà infinita dolcezza.

Alcuni dei piatti assaggiati quel giorno

Anche se non rammento l’annata, quella volta ordinammo una bottiglia di Mounbé, il mio primo assaggio dei suoi vini e, in tutta sincerità, al mio palato da “aspirante sommelier” non piacque un granché, abituato com’ero a una piuttosto triste standardizzazione del gusto: ne mal sopportavo la “pungenza” olfattiva e la texture viva. Mi fa sorridere che invece oggi non possa, quasi, farne a meno.

La cotta per i suoi vini invece me la sono presa quando in una “cieca” tra amici, qualche anno dopo, mi è stato servito un Montemarino 2011. Che cos’è il Montemarino? Non è altro che un 100% Cortese che prende il nome da un vigna di più di 60 anni situata in cima a una delle colline più alte del Gavi, dalla piena esposizione a Sud, su suolo suolo argilloso-calcareo e soggetta, grazie ai soli 30 km la separano dal Mar Ligure, a forti venti marini.

In questa versione le uve fermentano e macerano per 48 ore in botti di rovere usate da 15 hl per poi affinare 12 mesi negli stessi contenitori. Ne nasce un vino che, a seconda delle annate, annovero senza remore tra i “bianchi” italiani più espressivi da me assaporati. Che mi emoziona a ogni assaggio con un sorso fresco e dirompente. Mediterraneo, sapido ed estremamente complesso. Per alcuni, Stefano Bellotti compreso, “un introverso che invita all’introspezione”. Pensa che conservo ancora quella bottiglia, su di uno scaffale e nel mio cuore.

Il famoso “Montemarino” 2011

Con il Filagnotti, l’altro Cortese di Cascina degli Ulivi nato dall’omonimo vigneto situato a Tessarolo, su di un appezzamento argillo-ferroso, rappresentano due stupende facce di questo vitigno autoctono piemontese, menzionato per la prima volta nel 1614 nell’inventario delle cantine del Castello di Casale Monferrato, troppo spesso sottovalutato e assolutamente capace di restituire nel calice la bellezza dei terrori dove cresce. Di certo almeno quando aiutato dall’operato di un vigneron dotato della giusta “sensibilità”.

Dopo quell’assaggio sono ritornato a Cascina degli Ulivi un sacco di volte: a visitare la cantina, a comprare del vino, a mangiare… L’ultima, nel 2017 per accompagnare un conoscente che, iniziando a produrre vino dalle mie parti, voleva approfondirne il metodo biodinamico, la filosofia agricola che lui, tra i primi in Italia, aveva abbracciato, per bisogno interiore, con il supporto della famiglia Brezza (Cascina Migliavacca, San Giorgio Monferrato – AL)

Qualche scatto dalle mie visite a Cascina degli Ulivi

Ogni volta con l’obiettivo di “portarmi via” qualcosa, d’immateriale eh. Sentendomi col tempo un po’ a casa, costretto involontariamente dall’aria che vi si respira a meditare sul senso della vita, sui ritmi e sulle passioni che ciascuno di noi insegue in modo così diverso e personale. L’unica costante è sempre rimasta l’imprevedibilità dei suoi vini e del suo sguardo: pungente, ramingo, duro e carezzevole allo stesso tempo, profondo. Sembrava sempre guardarti dentro, probabilmente anche oltre. Proprio per questo piuttosto disarmante.

Già lo saprai, tuttavia nel settembre del 2018 è venuto a mancare per una brutta malattia lasciando un grande vuoto nel mondo del vino e non solo. Le redini dell’azienda sono state prese dalla figlia. Ma da quel giorno non sono più tornato a Cascina degli Ulivi. Non so il perché. Quello che so è che poche sere fa, a casa con Pula, ho stappato un Montemarino 2017. Io saltellavo felice già mentre estraevo il tappo, lei per ingioiarsi ha dovuto aspettare di mettere il naso nel bicchiere. Forse non l’aveva mai assaggiato, certamente non con cognizione di causa. Nella mia testa ho immaginato quella bottiglia come il ponte tra Stefano e sua figlia. Lui ha raccolto l’uva, lei ne ha finito di accompagnare il frutto in bottiglia.

Pertanto eccoti qualche nota di degustazione: rispetto al 2011 più ricco, anche di spigoli, di certo molto meno pronto e complesso, ma pur sempre mediterraneo. Dotato di un attacco piuttosto dolce bilanciato da una chiusura acida e minerale. Scaldandosi, tra mille cose, lascia in bocca una piacevole idea di liquirizia. Insomma, è ancora un casino, ma comunque bellissimo. Si può ancora dire o al giorno d’oggi suona troppo dozzinale?

Il Montemarino 2017

Improvvisamente mi sono sentito più un cretino di quello che normalmente mi sento e mi sono ritrovato a pensare fosse arrivato il momento di tornare a Novi Ligure, di chiudere un intimo cerchio. Magari di conoscere Ilaria. Sperando che anche lei non cominci a guardarmi dentro… Che poi mi imbarazzo di nuovo. Scherzo eh. Però la cosa incredibile, poi non ti annoio più, è che il giorno dopo, in pausa pranzo, uno dei presenti a quella degustazione di cui ti raccontavo all’inizio si è presentato sull’uscio di casa mia dicendomi “Questa è per il favore dell’altro giorno!” Urca. Stappo subito? Non lo so, ho bisogno di pensarci. Intanto di questa storia ho iniziato a scriverne.

Di nuovo, ancora lui, il Montemarino 2011

 

Cascina degli Ulivi
Strada Mazzola, 14
15067 Novi Ligure (AL)
+39 0143 744598
www.cascinadegliulivi.it

 

About the Author: Andrea “Enoplane” Penna

Nato a Genova non troppi anni fa (più o meno), passo l’adolescenza a chiedermi perché abbia sempre preferito un raviolo cotto sulla stufa a un’exogino, o ancora cosa mi avesse spinto, ancora infante, a scolarmi tutti i fondi di Moscato d’Asti lasciati incustoditi dagli adulti, dopo il brindisi di capodanno, incappando nella mia prima ciucca. Intanto, diventato prima Sommelier Professionista AIS e poi Assaggiatore ONAF, dopo svariate esperienze nel mondo della ristorazione, tra cui il servizio dei vini al ristorante “La Terrazza” del Belmond Hotel Splendido a Portofino, dall’ottobre del 2016 sono entrato a far parte dell’Elenco regionale degli Esperti Degustatori dei Vini D.O.C. presso la Camera di Commercio di Genova per poi bla bla bla… Perdonami, mi sto annoiando da solo. Beh, ti prego di mantenere il segreto, ma sappi che ancora oggi, nonostante sospetti sia colpa degli uomini della mia famiglia, del nonno paterno, commerciante di vino in giro per il nord Italia, di quello materno, agricoltore, combattente e scrittore, e di mio padre, agronomo mancato con il tocco per la fotografia, continuo a chiedermelo qui su Enoplane.com.

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