A volte presi dall’onda mediatica a cui siamo costantemente sottoposti, almeno per quanto riguarda l’enogastronomia, aneliamo posti lontani, mitizziamo esercizi che sicuramente fanno un ottimo lavoro, ma che magari non offrono nulla di più di quelli che abbiamo sotto gli occhi da un po’, quelli che spingono sul nostro territorio senza ottenere il riverbero che meriterebbero probabilmente, spero, solo per una mera questione geografica.
La Rosa Blu, per esempio, è un’enoteca di La Spezia dall’assoluta vocazione per il vino naturale che per quanto riguarda passione, divertimento e compentenza in materia fa il culo  rivaleggia con i migliori locali della medesima tipologia sparsi per tutto lo stivale e ultimamente tanto di moda tra appassionati ed enogastrofighetti di vario genere (se ti stai chiedendo cosa sono io, la ovvia risposta è solo un pirla).

Qualche giorno fa, convinto di non affrontare per l’ennesima volta le oramai celebri autostrade liguri (il fatto che le nomini un post sì e uno no, dovrebbe farti comprendere l’impatto che la loro penosa situazione ha sul turismo ligure), grazie a una mezz’ora di comodissimo treno, ci ho passato davvero una splendida serata intrattenuto da Giorgia, suo fratello Simone e Marco, i tre soci che l’hanno rilevata dalla vecchia proprietà a inizio 2020, subito prima della pandemia. Ebbene, lasciami dire che non essendoci mai stato prima, mi sono sentito anche un po’ scemo. E sono sicuro che avrai già capito il perché.

Una piccola parte delle bottiglie disponibili quella sera

Una piccola parte delle bottiglie disponibili quella sera

La Rosa Blu La Spezia Vino e acciughe

Acciughe fritte e Brezza di Mare 2019 de I Nove Filari

Acciughe fritte #2

La Rosa Blu La Spezia Tagliere

Tagliere di salumi e formaggi con giardiniera di verdure della Bottega Pavesi

La Rosa Blu La Spezia Strazzabosco

Strazzabosco 2020 di Giorgia Grande per Mediterraneo Project

Sgabei della Lunigiana fritti e tomino filante

Alla Rosa Blu non c’è una carta dei vini, le bottiglie, circa 200 in rotazione continua, salvo quelle prodotte da Giorgia, si scelgono dagli scaffali o, ancor meglio, dialogando con la sala. Non storcere il naso, la caratura degli osti è più che adatta a gestire la situazione interpretando i gusti di chi da martedì a domenica sera riempie il locale. Ampio spazio è dato alla viticoltura ligure, Colli di Luni e Cinqueterre saggiamente sono portate sugli scudi, come non mancano etichette francesi, spagnole, slovene piuttosto che italiane, reperite nelle loro frequenti scorribande in giro per cantine e manifestazioni. Ci si diverte a partire dai 18,00 euro chiesti per un Giuncaro o un Ghiaretolo di Santa Caterina. I prezzi in generale mi sono sembrati calibrati per invogliare i clienti a stappare, ma nel caso preferissi procedere al calice si può sbicchierare praticamente ogni vino presente in enoteca, rimanendo tra i 5,00 e i 12,00 euro, taglierino per l’aperitivo compreso.  Completano l’offerta liquida un’ispirata selezione di birre artiginali, liquori e distillati.

Inclusiva, schietta come l’animo di questi ragazzi e senza tanti fronzoli è anche la proposta gastronomica. Focacce farcite, tartare della macelleria Ravecca e taglieri per tutti i gusti, si accostano felicemente ad alcune chicche come il Culatello di Podere Cadassa o il Serrano di Casalba e a una piccola proposta di piatti caldi che racconta l’entroterra spezzino e il suo mare: mescciüa, muscoli ripieni, trippa in umido alla ligure, acciughe fritte…

Da ligure (mezzo) DOC, lasciami dire che La Spezia non è mai stata, al contrario di Genova o del Tigullio, una piazza troppo benevola nei confronti del vino naturale, eppure l’intenzione spontanea de La Rosa Blu, giorno dopo giorno, la sta rapidamente conquistando. Con me ci è voluto molto meno, sono bastate un paio d’ore e qualche buon gotto.

 

La Rosa Blu
Via Carpeninio, 7
19121 La Spezia
+039 351 853 2489

Piatti e quant’altro, 5,00/25,00 euro, i dolci 5,00

 

La Rosa Blu La Spezia

 

PS: quel sabato sera ho avuto la fortuna di stappare una delle 333 bottiglie di Strazzabosco prodotte da Giorgia (ti prometto che a breve cercherò di andare a trovarla a Cornice per provare a raccontarti dove e come nascono i suoi vini) assieme a due soggetti come Matteo Circella e Luigi Zoli nel 2020, un Ciliegiolo che Marco mi ha presentato così: “è una bevuta sicuramente curiosa per la zona che difficilmente offre un Ciliegiolo in purezza. Fruttato e floreale come mamma Ais insegna, presenta un sorso disteso e goloso. Il tannino è educato e in questo momento esprime un bell’equilibrio gustativo. La sapidità ne allunga la chiusura ricordando la vicinanza dell’uva al Mar Ligure. Insomma un nettare da bere ancora e ancora… Peccato solo che siano solo 300 bottiglie e mezze ce le siamo già bevute noi.” Un motivo in più per non far passare troppo tempo prima di tornare a trovarli.

 

La fotografia di Giorgia che cammina la sua vigna l’ho presa dal sito della distribuzione Natives

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