Non so spiegarmi per quale motivo, quando un paio di anni fa trascorsi qualche giorno a Napoli, mi sia sfuggita, ma Mimì alla Ferrovia racchiude in sé molte delle sfumature che cerco in una trattoria dello Stivale. Quali sono? Intanto eccoti alcuni degli scatti rubati nel corso del pranzo di un lunedì invernale, subito prima di prendere il treno che mi avrebbe riportato in Liguria.

Campania Coda di Volpe IGT “Paski” 2021 di Cantina Giardino

Mimì alla Ferrovia, Napoli: una vera trattoria partenopea da non lasciarsi sfuggire - Parmigiana di melanzane

Parmigiana di melanzane

Mimì alla Ferrovia, Napoli: una vera trattoria partenopea da non lasciarsi sfuggire - Peperoni ‘mbuttunati

Peperoni ‘mbuttunati

Mimì alla Ferrovia, Napoli: una vera trattoria partenopea da non lasciarsi sfuggire - Pasta mista, patate, provola e guanciale

Pasta mista, patate, provola e guanciale

Mimì alla Ferrovia, Napoli: una vera trattoria partenopea da non lasciarsi sfuggire - Candele alla genovese

Candele alla genovese

Cannelloni al forno, macinato di Scottona, ricotta e ragù

Caprese al limone

Caprese al cioccolato

Tornando a noi… Una solida cucina di tradizione. E infatti la cucina di Mimì alla Ferrovia, oggi portata avanti da Salvatore Giugliano, la nuova generazione della famiglia che dal 1943 gestisce questo pezzo di storia cittadina, manda in tavola il meglio della tradizione partenopea, senza però disdegnare diverse proposte contemporanee, che magari proverò la prossima volta, nate dalle esperienze vissute dallo chef nel corso di un decennio passato a lavorare in importanti ristoranti d’Europa, America e Giappone. Beh, dai peperoni ‘mbuttunati alla parmigiana di melenzane, passando per le candele alla genovese e la pasta mista, patate, provola e guanciale, tutto suona autentico, gustoso e realizzato con grande attenzione alla scelta della materia prima, un aspetto che parrebbe scontato, ma che invece a Napoli ho faticato a ritrovare in altre esperienze del medesimo segmento. Canonici, ma ben eseguiti, anche i dolci.

Un servizio, conteggiato in percentuale (15%) sul conto finale, puntuale quanto caloroso, napoletano in accezione positiva e infatti cadenzato sempre da consigli, coccole e battute che inevitabilmente hanno finito per farmi sentire come a casa, di amici intendo. Sappi poi che non prendono prenotazioni sotto alle 4 persone, ma i tavoli girano spediti e pertanto ciò non mi è sembrato affatto un problema.

Una carta dei vini capace di far contenti tutti, ricca sia di proposte “naturali” sia di diverse delle etichette che hanno segnato la storia enologica campana, italiana e non solo. Io, per esempio, ho accompagnato il pasto con un “Paski” 2021 di Cantina Giardino, un Coda di Volpe lievemente macerato servito al tavolo per 35,00 euro. Guardando gli scaffali della trattoria ho inoltre avuto la sensazione che in cantina ci siano nascoste diverse altre chicche… Fossi in te non esiterei a chiedere.

Insomma, per questa prima esperienza direi che può bastare, no?

 

Mimì alla Ferrovia
Via Alfonso D’Aragona, 19/21
80139 Napoli (NA)
+39 081 553 8525
Website

Piatti alla carta da 7,00 a 22,00 euro, i dolci 6,00

Vini naturali in carta: sì

 

 

About the Author: Andrea “Enoplane” Penna

Nato a Genova non troppi anni fa (più o meno), passo l’adolescenza a chiedermi perché abbia sempre preferito un raviolo cotto sulla stufa a un’exogino, o ancora cosa mi avesse spinto, ancora infante, a scolarmi tutti i fondi di Moscato d’Asti lasciati incustoditi dagli adulti, dopo il brindisi di capodanno, incappando nella mia prima ciucca. Intanto, diventato prima Sommelier Professionista AIS e poi Assaggiatore ONAF, dopo svariate esperienze nel mondo della ristorazione, tra cui il servizio dei vini al ristorante “La Terrazza” del Belmond Hotel Splendido a Portofino, dall’ottobre del 2016 sono entrato a far parte dell’Elenco regionale degli Esperti Degustatori dei Vini D.O.C. presso la Camera di Commercio di Genova per poi bla bla bla… Perdonami, mi sto annoiando da solo. Beh, ti prego di mantenere il segreto, ma sappi che ancora oggi, nonostante sospetti sia colpa degli uomini della mia famiglia, del nonno paterno, commerciante di vino in giro per il nord Italia, di quello materno, agricoltore, combattente e scrittore, e di mio padre, agronomo mancato con il tocco per la fotografia (che io non ho), continuo a chiedermelo qui su Enoplane.com.

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