Nel 2022 il tuo schietto indie blog enogastronomico preferito è stato visitato da circa 30.000 ip unici in almeno una circostanza, il 38% in più rispetto all’anno scorso, mentre la media delle visite giornaliere ha superato le 120, con un aumento del 25% negli ultimi 6 mesi. Un risultato, se così vogliamo chiamarlo, che ci riempie di gioia e per il quale non possiamo fare altro che ringraziarti: grazie di cuore!

Ma se stai leggendo Buon compleanno Enoplane.com #2 immagino sia perché aspetti i Full Course Menù degli autori (oltre che l’elenco delle bottiglie di vino che più hanno emozionato i medesimi), le nostre “carte d’identità” enogastronomiche dalle quali penso si capiscano diverse cose su ciascuno: la tempra del palato di Fabrizia, l’indole nomade di Francesco, l’amore per la propria terra di Endriu e… Oltre al fatto che nella scelta tra una portata salata e una dolce, tutti e quattro non avremmo molti dubbi.

Come? Non hai ancora capito cosa sia un Full Course Menù? Dai pure un’occhiata qui e qui.

Buona lettura. E non farci le pulci siccome qui si continua a parlare di emozioni…

 

Food

FULL COURSE MENÙ - Enoplane.com

Andrea “Enoplane” Penna

  1. Antipasti della nostra campagna – La Brinca, Ne – Metà delle mie origini traslate in un piatto;
  2. Medusa – Inkiostro, Parma – La follia di un genio che conquista;
  3. Insalata di cavolo rosso sott’aceto, midollo affumicato, caviale e latte di mandorle amare – Materia, Cernobbio – Hai presente quando un cuoco va oltre le aspettative più rosee lasciandoti a sorridere da solo con te stesso?
  4. Una fetta di Pizza Margherita divorata su una scalinata del centro di Napoli in un giorno di sole – L’Antica Pizzeria Da Michele, Napoli – La Napoli che amo;
  5. Spaghetto allo scoglio – Kresios, Telese Terme – L’esempio definitivo di come tirar fuori un grandissimo piatto partendo da un cliché molto amato. Cosa che rende la sfida ancora più difficile;
  6. Tortellini alla panna d’affioramento – Osteria del Mirasole, San Giovanni in Persiceto – Assieme la testimonianza del fallimento delle guide gastronomiche e la dimostrazione che una cucina di tradizione portata al suo massimo diventa quasi imbattibile;
  7. Trancio di tonno rosso dell’Adriatico cucinato alla brace e servito con il suo fondo di cottura + la filosofia di Jacopo Ticchi – Da Lucio, Rimini – Un manifesto, per certi versi anche generazionale;
  8. Costoletta d’agnello e animella alla griglia – Brat, Londra – Uno “snack” irreale. Assurdo. Veramente;
  9. Pancia di maiale brasata con aglio, spezie thai e riso bollito – Raya, Phuket – Il calore di un popolo e la sua cucina racchiusi in un piatto. Quando si dice vale il viaggio;
  10. Winter Is Coming …anche in Sicilia – Osteria Francescana, Modena – Passeggiavo a Noto per Corso Vittorio Emanuele già dopo il primo morso.

 

Andrea “Endriu” Ambu

  1. Uovo 65, piselli, pomodorini canditi, menta, ricotta salata – Osteria Abbamele, Mamoiada – Per iniziare un’inaspettata esplosione di sapore;
  2. Fegato confit, salsa di susine e coriandolo, susine e coriandolo – L’Argine a Vencò, Dolegna del Collio – Uno dei mei ingredienti nel cuore al suo massimo splendore;
  3. Animella di vitello, foglia di bietola al coriandolo e yuzu caramellato – Somu, Baja Sardinia – Seppur ne abbia mangiate diverse, queste animelle mi hanno proprio emozionato;
  4. Risotto mantecato alla zucca, crema di bottarga e salvia – Josto, Cagliari – Da enciclopedia della bottarga in cucina;
  5. Rigatoni alla carbonara – Santo Palato, Roma – La miglior carbonara della mia vita. E scusami se è poco;
  6. Bottoni di ricotta ovina, salsa al peperone e fiore sardo, birra invecchiata e maggiorana – Fradis Minoris, Nora – Una splendida fotografia sarda dal sapore ricco e assai profondo;
  7. Baccalà, salsa al midollo, cacao crudo, insalata di cappuccio, orecchie di maiale – Old Friend Bistrò, Cagliari -Talmente buono e complesso da sembrare psichedelico;
  8. Controfiletto di agnello impanato, salsa ai frutti rossi, ricotta d’alpeggio “Saras del fen”, fiori di campo e anello di patata fritta – Sarti del Gusto, Cagliari – Tenero, equilibrato ed esageratamente delizioso;
  9. Piccione, melanzane, miso – Sabores, Cagliari – un piccione da sogno;
  10. Frolla montata alle noci, sorbetto di noci, semifreddo di nocino – L’Argine a Vencò, Dolegna del Collio – Anche se non ho mai amato i dolci qui mi sono dovuto inchinare.

 

Francesco “El Coco” Calca

  1. Hosomaki di Chutoro e rapa fermentata – M.O.G. Bistro, CDMX – Per la qualità del tonno e il contrasto con la rapa fermentata quasi dolce;
  2. Moeca, cocco, shizo e chilacayote – Puyol, CDMX – A oggi il piatto più azzeccato/buono/incredibile (scegli pure tu il termine che preferisci) che io abbia mai assaggiato;
  3. Hokkaido baked cheese tart – Mr. Chizu, Kuala Lumpur – Semplicemente la tartelletta più buona che abbia mai mangiato. E ne ho mangiate eh…
  4. Kaliman Especial – Taqueria El Kaliman, CDMX – Il compagno di tante notti a CDMX;
  5. I pansoti di mia nonna Maria Teresa – Il ricordo del primo grande amore culinario;
  6. Cappellacci ai funghi e tartufo bianco – Enoteca Piccolo Ristorante, Chiavari – Peccato abbia chiuso, avrei continuato a mangiarli certamente sino alla fine dei miei giorni;
  7. Rombo, fegato grasso e topinambur – La Madonnina del Pescatore, Senigallia – Tutto l’equilibrio che si può desiderare in un piatto;
  8. Pancia di maialino maccata, cavolo e rapa – Swee Chon Tim Sum, Singapore – Il maiale più assurdo, oltre che ben cucinato, della mia vita;
  9. Petto d’anatra, miele alla lavanda e gratin di patate – in qualche ristorante sperduto della Provenza – L’unica volta in cui sono riuscito a convincere mio padre a tornare per due sere di fila nello stesso ristorante;
  10. Cilindro di foie gras etico caramellato, cuore liquido al Pedro Ximenéz, frutti di bosco – Victor Gutiérrez, Salamanca – Non è proprio un dolce, ma il contrasto tra il grasso del foie, l’amaro del caramello, l’acido dei frutti di bosco e il dolce del Pedro Ximenez mi ha fatto esplodere bocca e cervello.

 

Fabrizia “Fabry” Dalpiaz

  1. Cocktail: gin, rosolio al bergamotto, succo di lime, olio evo, angostura, sale e basilico – Il Frantoio, Assisi – Unico, indescrivibile per la ricchezza di sapori e la presenza dell’extravergine (NdAndrea: l’unica ad aver pensato di iniziare con un cocktail. Ma d’altronde la classe non è acqua);
  2. Riccio, gelato alle mandorle e caffè – Pasha, Conversano – Non sempre le parole riescono ad esprimere cosa si prova!
  3. Tagliatella seppia e piselli – Onda Blu, San Mauro Mare – Nella sua semplicità, la carezza della seppia ti avvolge;
  4. Fegato di rana pescatrice lardellato, alla base estratto di mele e tamarindo – Locanda Tamerici, Fiumaretta di Ameglia – Un piccolo gioiello tra consistenze e sapori contrastanti;
  5. Mezze maniche, pesci di fondale e salvia, carpaccio di tracina – Il Marin, Genova – Un intreccio di sapori unico;
  6. Risotto riserva San Massimo Carnaroli mantecato con parmigiano reggiano, burro di Normandia, aceto di mele, brunoise di anguilla affumicata, crema di gambero viola, in superficie marmellata al limone, polvere di limone nero fermentato e filetti di anguilla affumicata laccati al fondo bruno di manzo. – Hostaria Ducale – Puro godimento!
  7. Spaghetti allo scoglio – Kresios, Telese Terme – Nulla è come sembra, ma all’assaggio è un’esplosione di mare in bocca!
  8. Melanzana bruciata, pecorino e pomodoro – Glam, Venezia – Quando non contieni le lacrime per il ricordo dei profumi e dei sapori della melanzana che faceva il nonno;
  9. Insalata russa – Massimiliano Poggi, Bologna – Un quadro di colori armonicamente perfetto nei sapori;
  10. Frattale: idromele, lamponi, aglio nero e mais – Antica Osteria Magenes, Barate – Bellissimo dalle raffinate composizioni estetiche e di gusto.

 

Wine

 

Andrea “Enoplane” Penna

  1. Champagne “Zero” Brut Nature (uve 2008  e una parte di altre riserve) di  Tarlant (Œuilly) – Ok che un pranzo tra amici, in compagnia di due produttrici come Elena Pantaleoni de La Stoppa e Melanie Tarlant della Maison Tarlant renderebbe divino ogni piatto e ogni vino, ma credimi se ti dico che mi ha emozionato;
  2. Barolo Riserva “Monfortino” 1997 di Giacomo Conterno (Monforte D’Alba) – Ne ho sognato a lungo ed era tutto vero. Quasi meglio;
  3. Barolo 1999 di Bartolo Mascarello (Barolo); Vale l’inezia che in duello alla cieca abbia polverizzato un Montepulciano d’Abruzzo 2001 di Valentini?
  4. Opus One 1999 di Opus Wine Winery (Oakville) – Satana non è mai riuscito a essere così buono;
  5. Lambrusco 2017 – Podere Magia (San Polo d’Enza) – Tutta la convivialità di un pranzo tra grandi amici fatta vino;
  6. Amarone della Valpolicella “Monte Lodoletta” 2006 di Romano Dal Forno (Cellore d’Illasi) – Ero giovane, passavo le mie giornate a zonzo e ancora non sapevo cosa mi piacesse davvero… all’improvviso un extraterrestre!
  7. Montemarino 2011 di Cascina degli Ulivi (Novi Ligure) – Tutti sappiamo quanto i vini del compianto Stefano Bellotti possano essere scorbutici o gratificanti, a seconda della bottiglia e del momento. In questo caso sono stato fortunato, molto;
  8. Barbera dei Colli Piacentini 1991 de La Stoppa (Rivergaro) -Il vino che mi ha sussurrato all’orecchio come fare a rimanere giovane per sempre;
  9. Montepulciano d’Abruzzo 2003 di Emidio Pepe (Torano Nuovo) – Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare;
  10. Barbacarlo 2004 del Comm. Lino Maga (Broni) – Hai presente quando Sandro Sangiorgi  a Live Wine 2015 ha raccontato che non era raro aprire il Barbacarlo e infilarlo senza dire niente in qualche degustazione langhetta per fare incazzare i presenti? Ecco…

 

Andrea “Endriu” Ambu

  1. Gevrey Chambertin 2013 di Pacalet (Beaune) – L’unico vino che ha scatenato in me la sindrome di Stendhal;
  2. Brunello di Montalcino 2005 Il Paradiso di Manfredi (Montalcino) – Dolcemente introverso ed emozionante nel concedersi;
  3. Barbacarlo 1994 del Comm. Lino Maga (Broni) – Grinta da vendere dopo un ventennio;
  4. Vitovska Solo MM04 2004 di Vodopivec (Sgonico) – Forza ed eleganza allo stato liquido;
  5. Ribolla Gialla Anfora 2004 di Gravner (Oslavia) – A guardarci dentro c’è da perdersi;
  6. Pecorino 2010 di Emidio Pepe (Torano Nuovo) – Ok il Montepulciano… Ok il Trebbiano… ma vogliamo parlare di questa bottiglia di Pecorino? Forza e mineralità da non credere;
  7. Sv. Mihael 2005 di JNK (Šempas) – Così tanta grazia può essere complessa? Sì;
  8. Ageno 2010 La Stoppa (Rivergaro) – Il primo orange che ho amato alla follia;
  9. Dettori bianco 2009 di Tenute Dettori (Sennori) – Il Vermentino sardo del mio cuore;
  10. Poderosa 2014 di Fausto Andi (Moriano) – In una parola? Struggente.

 

Francesco “El Coco” Calca  (NdAndrea: non sono molti, ma d’altronde Francesco pensa sempre e soltanto a mangiare…)

  1. Le Pergole Torte 1997 di Montevertine (Radda in Chianti) – Un’emozione fuori dal tempo;
  2. Naranja 2020 di Dominio de las Abejas (Valle de Ojos Negros) – Il primo vino naturale del mio paese d’adozione ad avermi colpito;
  3. Ribolla Gialla Anfora 2001 di Gravner (Oslavia) – La prima Ribolla in anfora di Josko non si scorda mai;
  4. Abandonado 2016 di Alves de Sousa (Santa Marta de Penaguião) – Immaginarlo tra un decennio quasi mi commuove;
  5. Natural 2020 di Mariatinto (Valle de Guadalupe) – Un taglio bordolese da far invidia al Vecchio Mondo. Con i dovuti crismi eh;
  6. M 1995 di Montevertine (Radda in Chianti) – Per citare quello che considero uno dei miei maestri per quanto riguarda il vino, uno dei pochi vini su cui vale la pena meditare.

 

 

PS: il primo che indovina tutti i piatti scelti per il collage qui sopra, vince un premio.

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