Nel 2023 il tuo schietto indie blog enogastronomico preferito è stato visitato da circa 41.000 ip unici in almeno una circostanza, mentre la media delle visite giornaliere ha rasentato le 200, marcando un aumento del 55% rispetto all’anno passato. Un risultato, se così vogliamo chiamarlo, che ci riempie di gioia e per il quale non possiamo fare altro che ringraziarti!

Ma se stai leggendo questo post immaginiamo sia perché aspetti i nostri Full Course Menù, oltre che l’elenco delle bottiglie di vino che più ci hanno emozionato negli ultimi anni, insomma, le nostre “carte d’identità” enogastronomiche dalle quali pensiamo si capiscano diverse cose su ciascuno di noi: la tempra del palato di Fabrizia, l’indole nomade di Francesco, l’amore per la propria terra di Endriu e Rossana, in quest’ultimo caso d’adozione, la passione per un certo tipo di vino di Edo e…

 

Food

I Full Course MENÙ e le BOTTIGLIE del cuore della banda + qualche DATO - 2023 Ed.

Andrea “Enoplane” Penna

  1. Antipasti della nostra campagna – La Brinca, Ne – Metà delle mie origini in un piatto;
  2. Insalata di cavolo rosso sott’aceto, midollo affumicato, caviale e latte di mandorle amare – Materia, Cernobbio – Hai presente quando un cuoco va oltre le aspettative più rosee lasciandoti a sorridere da solo con te stesso?
  3. Una fetta di Pizza Margherita divorata su una scalinata del centro di Napoli in un giorno di sole – L’Antica Pizzeria Da Michele, Napoli – La Napoli che amo;
  4. Tacos di lingua – Taqueria Los Cocuyos, CDMX – Come ho contratto il Mal di Messico? Eppure “Bourdain” e Francesco mi avevano messo in guardia…
  5. Spaghetto allo scoglio – Kresios, Telese Terme – L’esempio di come tirar fuori un grandissimo piatto partendo da un cliché molto amato. Cosa che rende la sfida ancora più difficile;
  6. Tortellini alla panna d’affioramento – Osteria del Mirasole, San Giovanni in Persiceto – Assieme la testimonianza del fallimento delle guide gastronomiche e la dimostrazione che una cucina di sostanza portata al suo massimo diventa quasi imbattibile;
  7. Trancio di tonno rosso dell’Adriatico cucinato alla brace e servito con il suo fondo di cottura – Da Lucio, Rimini – Per certi versi un manifesto, anche generazionale. Sì lo so, ci sarebbe stato meglio il collare o… Ma ho goduto troppo;
  8. Costoletta d’agnello e animella alla griglia – Brat, Londra – Uno “snack” irreale. Assurdo. Veramente. All’interno di un formato di “alta ristorazione” piuttosto inclusivo e molto contemporaneo;
  9. Pancia di maiale brasata con aglio, spezie thai e riso bollito – Raya, Phuket – Il calore di un popolo e la sua cucina racchiusi in un piatto. Quando si dice vale il viaggio;
  10. Winter Is Coming …anche in Sicilia – Osteria Francescana, Modena – Passeggiavo a Noto per Corso Vittorio Emanuele già dopo il primo morso.

 

Andrea “Endriu” Ambu

  1. Uovo 65, piselli, pomodorini canditi, menta, ricotta salata – Abbamele Osteria, Mamoiada – Per iniziare un’inaspettata esplosione di sapore;
  2. Fegato confit, salsa di susine e coriandolo, susine e coriandolo – L’Argine a Vencò, Dolegna del Collio – Uno dei mei ingredienti nel cuore al suo massimo splendore;
  3. Animella di vitello, foglia di bietola al coriandolo e yuzu caramellato – Somu, Baja Sardinia – Seppur ne abbia mangiate diverse, queste animelle mi hanno proprio emozionato;
  4. Tortellini di Testa – Il Marin, Genova – Un concentrato di mare profondo, deciso, ma allo stesso tempo di grande eleganza;
  5. Rigatoni alla carbonara – Santo Palato, Roma – La miglior carbonara della mia vita. E scusami se è poco;
  6. Bottoni di ricotta ovina, salsa al peperone e fiore sardo, birra invecchiata e maggiorana – Fradis Minoris, Nora – Una splendida fotografia sarda dal sapore ricco e assai profondo;
  7. Baccalà, salsa al midollo, cacao crudo, insalata di cappuccio, orecchie di maiale – Old Friend Bistrò, Cagliari – Talmente buono e complesso da sembrare psichedelico;
  8. Controfiletto di agnello impanato, salsa ai frutti rossi, ricotta d’alpeggio “Saras del fen”, fiori di campo e anello di patata fritta – Sarti del Gusto, Cagliari – Tenero, equilibrato ed esageratamente delizioso;
  9. Piccione, melanzane, miso – Sabores, Cagliari – un piccione da sogno;
  10. Save the Sea – Il Marin, Genova – Dolce in due servizi, con un gran bel messaggio che mi ha stregato.

 

Francesco “El Coco” Calca

  1. Hosomaki di Chutoro e rapa fermentata – M.O.G. Bistro, CDMX – Per la qualità del tonno e il contrasto con la rapa fermentata quasi dolce;
  2. Moeca, cocco, shizo e chilacayote – Puyol, CDMX – A oggi il piatto più azzeccato/buono/incredibile (scegli pure tu il termine che preferisci) che abbia mai assaggiato;
  3. Hokkaido baked cheese tart – Mr. Chizu, Kuala Lumpur – Semplicemente la tartelletta più buona che abbia mai mangiato. E ne ho mangiate eh…
  4. Kaliman Especial – Taqueria El Kaliman, CDMX – Il compagno di tante notti a CDMX;
  5. I pansoti di mia nonna Maria Teresa – Il ricordo del primo grande amore culinario;
  6. Cappellacci ai funghi e tartufo bianco – Enoteca Piccolo Ristorante, Chiavari – Peccato abbia chiuso, avrei continuato a mangiarli certamente sino alla fine dei miei giorni;
  7. Rombo, fegato grasso e topinambur – La Madonnina del Pescatore, Senigallia – Tutto l’equilibrio che si può desiderare in un piatto;
  8. Pancia di maialino maccata, cavolo e rapa – Swee Chon Tim Sum, Singapore – Il maiale più assurdo, oltre che ben cucinato, della mia vita;
  9. Petto d’anatra, miele alla lavanda e gratin di patate – In qualche ristorante della Provenza di cui non ricordo il nome – L’unica volta in cui sono riuscito a convincere mio padre a tornare per due sere di fila nello stesso ristorante;
  10. Cilindro di foie gras etico caramellato, cuore liquido al Pedro Ximenéz, frutti di bosco – Victor Gutiérrez, Salamanca – Non è proprio un dolce, ma il contrasto tra il grasso del foie, l’amaro del caramello, l’acido dei frutti di bosco e il dolce del Pedro Ximenez mi ha fatto esplodere bocca e cervello.

 

Fabrizia “Fabry” Dalpiaz

  1. Cocktail: gin, rosolio al bergamotto, succo di lime, olio evo, angostura, sale e basilico – Il Frantoio, Assisi – Unico, indescrivibile per la ricchezza di sapori e la presenza dell’extravergine (NdAndrea: l’unica ad aver pensato di iniziare con un cocktail. Ma d’altronde la classe non è acqua);
  2. Riccio, gelato alle mandorle e caffè – Pasha, Conversano – Non sempre le parole riescono ad esprimere cosa si prova!
  3. Coppiette di tonno, anguria alla puttanesca, paprika – SATRICVM, Le Ferriere –  Un’idea geniale, piccante e saporita, dalla lunghissima persistenza;
  4. Cipolla dorata – Don Evandro, Popoli –  Uno dei signature di Pierluigi Antonucci. Grazie alla dolcezza della cipolla, alla golosità del parmigiano e all’aromaticità dello zafferano il “Wow!” è assicurato;
  5. “Claudio” e tartufo – Materiaprima Osteria Contemporanea, Pontinia – Claudio è il nome del lievito madre, qui utilizzato per le fettuccine mantecate con aceto di tosazu, salsa ponzu, soia e tartufo. Un piatto pazzesco che mi sorprende conquistandomi ogni volta che lo riassaggio;
  6. Prugna acerba, ragù di coniglio e seppie, fiori di lavanda e caglio di latte – Il Tiglio, Montemonaco – Un gioco di contrasti che è puro godimento!
  7. Spaghetti allo scoglio – Kresios, Telese Terme – Nulla è come sembra, ma all’assaggio è un’esplosione di mare in bocca!
  8. Melanzana bruciata, pecorino e pomodoro – Glam, Venezia – Quando non contieni le lacrime per il ricordo dei profumi e dei sapori della melanzana che faceva il nonno;
  9. Insalata russa – Massimiliano Poggi, Bologna – Un quadro di colori armonicamente perfetto nei sapori;
  10. Royale di cioccolato, nocciola torbata, caffè e tartufo – Retroscena, Porto San Giorgio –  Semplicemente il miglior dessert che ho mangiato negli ultimi tempi: strepitoso! 

 

Rossana “Roxy” Borroni

  1. Tartare di pomodori liguri, maionese di latte di soia alla bottarga e semi di girasole – Balzi Rossi, Ventimiglia –  Un trionfo di profumi e sapori estivi solo apparentemente semplice;
  2. Tartare di tonno, gazpacho di pomodoro, stracciatella e pane gattiau fritto – Trattoria dell’Acciughetta, Genova – Uno dei piatti simbolo di un locale dove mi sento a casa;
  3. Sgombro, foglia di cavolo, finocchietto, sedano fermentato e aceto di pere – Venissa, Isola di Mazzorbo – Le verdure degli “orti salsi”, il modo di trattare la materia prima, le fermentazioni… Un mondo dentro a un piatto!
  4. Cappon magro conviviale – Voltalacarta, Genova – Lo chef Maurizio Pinto lo assemblea davanti ai commensali raccontandone la storia. Galletta del marinaio rigorosamente quella di San Rocco di Camogli e salsa verde sublime;
  5. Galantina di vitella – Baccicin du Caru, Mele –  Un antico salume che ormai non si trova più da nessuna parte;
  6. Risotto Carnaroli con borragini, prescinseua e anatra all’arancia – San Giorgio, Genova – Semplicemente il miglior risotto che abbia mai assaggiato;
  7. Idrijski žlikrofi – La Subida, Cormons – Tortelli di patate ed erba cipollina conditi con succo d’arrosto e scaglie di Montasio vecchio… Indimenticabili!
  8. Gran Bollito – Trattoria la Resca, Cremona – Un carrello di arrosti e bolliti  da urlo. Come i suoi accompagnamenti, salse o contorni;
  9. Tagliere di formaggi – Agrifermenteria Cornus, Rezzo – Un orologio accompagnato da composte di verdure fermentate e miele dell’ape nera (Presidio Slow Food) che ogni appassionato di formaggi dovrebbe provare più di una volta nella vita;
  10. Croissant – Alain Locatelli, Milano – Probabilmente non il finale ideale di un menù così articolato, ma da amante dei lievitati non potevo che chiudere con il croissant di un posto dove potrei fare colazione tutti i giorni.

 

Wine

 

Andrea “Enoplane” Penna

  1. Barolo Riserva “Monfortino” 1997 di Giacomo Conterno (Monforte D’Alba) – Ne ho sognato a lungo ed era tutto vero. Quasi meglio. Cosa? Questo vino in quel preciso attimo;
  2. Barolo 1999 di Bartolo Mascarello (Barolo) – Vale il fatto che in duello alla cieca abbia polverizzato un Montepulciano d’Abruzzo 2001 di Valentini?
  3. Opus One 1999 di Opus Wine Winery (Oakville) – Satana non è mai riuscito a essere così buono;
  4. Lambrusco 2017 – Podere Magia (San Polo d’Enza) – Tutta la convivialità di un pranzo tra grandi amici fatta vino;
  5. Amarone della Valpolicella “Monte Lodoletta” 2006 di Romano Dal Forno (Cellore d’Illasi) – Ero giovane, passavo le mie giornate a zonzo e ancora non sapevo cosa mi piacesse davvero… All’improvviso un extraterrestre!
  6. Montemarino 2011 di Cascina degli Ulivi (Novi Ligure) – Tutti sappiamo quanto i vini del compianto Stefano Bellotti possano essere scorbutici o gratificanti, a seconda della bottiglia e del momento. In questo caso sono stato fortunato, molto;
  7. Barolo Le Coste di Monforte 2019 di Lalù (Serralunga d’Alba) – Per me il simbolo dell’aria frizzante che si respira da un po’ di tempo nel Barolo;
  8. Barbera dei Colli Piacentini 1991 de La Stoppa (Rivergaro) – Tra i primi ad avermi sussurrato all’orecchio come fare a rimanere giovane per sempre. Come mi piacerebbe riassaggiarlo tra un decennio;
  9. Montepulciano d’Abruzzo 2003 di Emidio Pepe (Torano Nuovo) – Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare;
  10. Barbacarlo 2004 del Comm. Lino Maga (Broni) – Hai presente quando Sandro Sangiorgi  a Live Wine 2015 ha raccontato che non era raro aprire il Barbacarlo e infilarlo senza dire niente in qualche degustazione langhetta per fare incazzare i presenti? Ecco…

 

Andrea “Endriu” Ambu

  1. Gevrey Chambertin 2013 di Pacalet (Beaune) – L’unico vino che ha scatenato in me la sindrome di Stendhal;
  2. Brunello di Montalcino 2005 Il Paradiso di Manfredi (Montalcino) – Dolcemente introverso ed emozionante nel concedersi;
  3. Barbacarlo 1994 del Comm. Lino Maga (Broni) – Grinta da vendere dopo un ventennio;
  4. Vitovska Solo MM04 2004 di Vodopivec (Sgonico) – Forza ed eleganza allo stato liquido;
  5. Ribolla Gialla Anfora 2004 di Gravner (Oslavia) – A guardarci dentro c’è da perdersi;
  6. Pecorino 2010 di Emidio Pepe (Torano Nuovo) – Ok il Montepulciano… Ok il Trebbiano… Ma vogliamo parlare di questa bottiglia di Pecorino? Forza e mineralità da non credere;
  7. Sv. Mihael 2005 di JNK (Šempas) – Così tanta grazia può essere complessa? Sì;
  8. Ageno 2010 La Stoppa (Rivergaro) – Il primo orange che ho amato alla follia;
  9. Dettori bianco 2009 di Tenute Dettori (Sennori) – Il Vermentino sardo del mio cuore;
  10. Poderosa 2014 di Fausto Andi (Moriano) – In una parola? Struggente.

 

Francesco “El Coco” Calca  (VecchiaNdAndrea: non sono molti, ma d’altronde Francesco pensa sempre e soltanto a mangiare…)

  1. Le Pergole Torte 1997 di Montevertine (Radda in Chianti) – Un’emozione fuori dal tempo;
  2. Naranja 2020 di Dominio de las Abejas (Valle de Ojos Negros) – Il primo vino naturale del mio paese d’adozione ad avermi colpito;
  3. Ribolla Gialla Anfora 2001 di Gravner (Oslavia) – La prima Ribolla in anfora di Josko non si scorda mai;
  4. Abandonado 2016 di Alves de Sousa (Santa Marta de Penaguião) – Immaginarlo tra un decennio quasi mi commuove;
  5. Natural 2020 di Mariatinto (Valle de Guadalupe) – Un taglio bordolese da far invidia al Vecchio Mondo. Con i dovuti crismi eh;
  6. M 1995 di Montevertine (Radda in Chianti) – Per citare quello che considero uno dei miei maestri per quanto riguarda il vino, uno dei pochi vini su cui vale la pena meditare.

 

Edoardo “Edo” Camaschella

  1. Clos de la Coulee de Serrant 1990 di Nicolas Joly (Savennières) – La mia passione per il Vino comincia qui. Complicato, magnetico, gigantesco;
  2. Metodo Classico Brut “Vieux de la Maison” 2002 di Casa Caterina (Monticelli Brusati) – Hai già sentito l’adagio secondo cui la Franciacorta è meglio dello Champagne?  
  3. Nuits-Saint-Georges Premier Cru Monopole “Clos des Corvées” 1998 di Prieuré Roch (Premeaux-Prissey) – Monopole di Henry Roch, vinificato da un altro gigante di Borgogna: Philippe Pacalet. Ho detto tutto;
  4. Pinot Blanc “Dolmen” 2006 di Julien Meyer (Nothalten) – Pinot Blanc da una annata difficile curato con l’ossidazione. Volare;  
  5. Opera Prima VI di Roagna (Barbaresco) – Roagna tra alti e bassi, ma questo racconto di Barbaresco ha dell’incredibile;
  6. Arbois Pupillin Savagnin 2007 di Pierre Overnoy (Pupillin) – Uva, mano, personalità, sogno. Qui c’è tutto;  
  7. Dolcetto 2017 del Comm. Lorenzo Accomasso (La Morra) – Provocatoriamente il Dolcetto, perché è uno stile di vita. Grazie Renzo;  
  8. Barolo Magnum 1977 di Giuseppe Rinaldi (Barolo) – Stappato per il mio quarantesimo  compleanno, da un’annata “scarsina” una favola fatta a vino;  
  9. Blanc de Blancs Millésime 1998 di Jacques Selosse (Avize) – Dal mio punto di vista questo millesimo 98  condensa tutto quello che è lo scibile Selossiano;
  10. Recioto 2007 di La Biancara (Montebello Vicentino) – Un grandissimo passito, un regalo per il palato e per la memoria.

 

E adesso dicci: quali sono i piatti che compongono il tuo menù ideale? E i tuoi vini del cuore?

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